Dal 3 al 5 Luglio 2015, l’associazione About in collaborazione con altre realtà indipendenti annuncia la nuova estemporanea ed aperiodica edizione di traib – festival delle autoproduzioni a bassa definizione –un evento che deriva il suo nome da due concept principali:

a) dal luogo specifico in cui si svolgerà, Trai, paesino della bassa parmigiana in cui sono ubicati il cascinale ed il terreno, inondati – ancora una volta –  dalle acque della piena del Po nel Novembre 2014, che ospiteranno l’evento;

b) dalle storie di vita di chi lo mette in scena e di coloro cui si rivolge, rimandando foneticamente alle tribe – manifestazione e cellula organizzativa primaria  nei fenomeni di nomadismo urbano  e metropolitano – alle feste anomiche ed alla cultura underground; e con esse  ad una delle  pratiche e dei concetti che la hanno connotata: l’autoproduzione ed il Do it yourself.

 Al centro di traib  saranno le capacità delle forme di nomadismo di legare attraverso le relazioni umane e territoriali  urbanizzato/antropizzato/naturale, e quella delle forme di autoproduzione individuale e collettiva di permettere attraverso l’esperienza diretta di modificare se stessi e la propria quotidianità, di creare comunità ed ambienti unici.

Per farlo, convinti che la dimensione del festival classicamente inteso, da sola, non sia sufficiente, si apriranno inoltre a partire  dal 15 giugno le residenze per artisti e wwoofer, con modalità e tempi differenti, per permettere fisicamente una condivisione prolungata nel tempo, che mischi aspetto ludico, produttivo e condiviso,  per stimolare un dialogo intersoggettivo insieme a quello tra individuo e luogo; ed infine per rendere possibile uno degli obiettivi del festival attraverso la collaborazione non competitiva tra organizzatori, abitanti, artisti, volenterosi, fruitori: la realizzazione di un centro culturale e artistico indipendente e permanente nel cascinale.

Il Concept 

La volontà è quella di ricercare  nuove forme di linguaggio, espressione e comunicazione indipendente.

Allestire un condensatore per chi lotta con le armi dell’immaginazione e per chi lotta sui territori e nelle quotidianità, in cui le forme d’espressione artistica  proposte nella loro dimensione politica e produttiva creino un messaggio propositivo, prodotto dalla sintesi non mediata tra ambiente e forme di vita contemporanee, cercando di mettere in luce il distacco esponenziale che l’esasperazione tecnologica, il finto benessere, la routine, la repressione ed il controllo,  e la potenza dei mezzi di comunicazione sta creando tra individuo e individuo , tra individui e natura, tra essere e verità.

La latitanza di qualsiasi etica, ben mascherata dalla retorica e dalle narrazioni dominanti si serve oggi  di flussi numerici impersonali,  dove per informazioni si intendono solo quantità enormi di inutili notizie , dietro cui si celano precisi algoritmi di marketing, collegati a subdole logiche di profitto.

Da qui nasce la decisione di autofinanziarci per promuovere forme di espressione indipendenti, non vincolate alle logiche del mercato dell’ arte, col solo intento di far emergere altre immagini di una realtà  offuscata da queste costrizioni e di dare spazi di libertà a chi tenta di crearle.

Riportare l’esperienza collettiva ed il dubbio come valori portanti per la sperimentazione di un linguaggio e  una conoscenza/coscienza  fatte di partecipazione attiva, scambio di saperi e confronto di idee e modalità d’agire.

Dunque azioni creative e opere multisensoriali alla ricerca di una esperienza artistica come interpretazione e analisi politica, azione diretta e  non più vuoto oggetto da osservare passivamente  o con cui interagire parzialmente, ma da esperire senza vincoli.